U.O.C. PNEUMOLOGIA BRINDISI

Ambulatorio di Pneumopatie Infiltrative Diffuse

UO di Malattie dell'Apparato Respiratorio

P.O. “A. Perrino” - Settimo Piano (Blocco D - Scala D)

Brindisi

Patologie seguite

  • Interstiziopatie polmonari
  • Ipertensione polmonare
  • Patologia polmonare in corso di malattie collageno-vascolari
  • Fibrosi Polmonare Idiopatica e altre interstiziopatie Polmonari Primitive Fibrosanti
  • Sarcoidosi
  • Polmoniti da ipersensibilità

Riferimenti e modalità di accesso

  • Responsabile: Dott. Eugenio Sabato
  • Referenti: Iamele Luigi e Patricelli Giulia
  • Sede: P.O. “A. Perrino” - Settimo Piano - Brindisi
  • Orario: dalle 08.30 alle 13.30
  • Modalità di accesso: Contattare l'ambulatorio - Tel.: 0831537930

La famiglia delle Pneumopatie Interstiziali Diffuse (Interstitial Lung Diseases, ILD) rappresenta un gruppo eterogeneo di affezioni polmonari che comprende più di 200 diverse pneumopatie.

Le malattie interstiziali del polmone da causa nota sono secondarie all’inalazione di polveri inorganiche come la Silicosi e l’Asbestosi all’inalazione di polveri organiche o da farmaci. Le polveri di asbesto e di silice sono quelle maggiormente correlate allo sviluppo di pneumoconiosi in quanto sono in grado di stimolare una marcata produzione di radicali liberi ossidanti, responsabili del danno polmonare. L’inalazione di polveri organiche può determinare una reazione granulomatosa polmonare definita come Polmonite da ipersensibilità o Alveolite allergica estrinseca. I farmaci che più comunemente possono provocare infiltrati polmonari diffusi sono alcuni antidepressivi (Clorpromazina, la Fluoxetina, Prozac), antireumatici (Metrotrexate), anticonvulsionanti o antiaritmici (Amiodarone).

Le malattie polmonari diffuse possono rappresentare una localizzazione polmonare di malattie sistemiche. Le malattie sistemiche che più frequentemente interessano il polmone sono le connettiviti (Artrite Reumatoide, Sclerosi Sistemica, Lupus eritematoso sistemico, Sindrome di Sjogren, Polimiosite e Dermatomiosite).

Nella famiglia delle Pneumopatie Interstiziali Diffuse, la Fibrosi Polmonare Idiopatica (Idiopathic Pulmonary Fibrosis, IPF) è definita come una forma specifica di polmonite interstiziale fibrosante ad eziologia sconosciuta, con andamento cronico e progressivo. La diagnosi di IPF richiede una storia clinica compatibile, l’esclusione di cause note di malattie polmonari interstiziali o di connettiviti un pattern anatomopatologico caratteristico definito di polmonite interstiziale usuale (UIP) ed è caratterizzato da un quadro eterogeneo dove a tessuto polmonare normale si alterna fibrosi interstiziale, cisti con l’aspetto ad honeycombing (polmone a nido d’api) e foci fibroblasti.

La prevalenza e l’incidenza dell’IPF variano in relazione ai diversi criteri utilizzati per la definizione e la ricerca dei casi. L’incidenza di IPF in Italia varia tra i 7,5 ed i 9,3 nuovi casi per 100.000 abitanti per anno, e la prevalenza tra i 25,6 ed i 31,6 casi per 100.000 abitanti. La prevalenza dell’IPF aumenta con l’avanzare dell’età. È più comune fra la V e la VII decade di vita, e si dimostra leggermente più frequente negli uomini rispetto alle donne.

L’IPF è una patologia ad eziologia sconosciuta, ma finora sono stati descritti diversi possibili fattori di rischio: fumo di sigaretta, età, inquinanti ambientali, esposizioni professionali, reflusso gastro- esofageo, infezioni, genere, diabete mellito, fattori genetici.

La malattia generalmente esordisce in maniera subdola, con sintomi aspecifici quali dispnea ingravescente, prima da sforzo e poi a riposo, associata a tosse secca e stizzosa, o, meno frequentemente, produttiva con scarso espettorato mucoso e tenace. L’esame obiettivo del torace, nella quasi totalità dei pazienti con IPF, rivela la presenza di rumori simili a rantoli crepitanti non modificabili con i colpi di tosse che si ritiene che siano dovuti all’improvvisa apertura degli alveoli irrigiditi dai fenomeni fibrotici. Un accurato esame obiettivo permette inoltre di riscontrare, in circa la meta dei pazienti, ippocratismo digitale, sia a livello delle dita delle mani che dei piedi, caratterizzato da dita a bacchetta di tamburo con unghie a vetrino di orologio (finger clubbing).

Le prove di funzionalita respiratoria (PFR) sono utili nella caratterizzazione e stadiazione di gravita della malattia e nel “follow-up”, non risultano molto utili nella diagnostica differenziale tra le diverse malattie polmonari interstiziali (es. IPF vs HPc o NSIPd).

Lo studio funzionale è importante fin dal momento della prima valutazione del paziente al fine di:

  • caratterizzare e stadiare la gravità della malattia al momento della diagnosi;
  • monitorare la progressione nel tempo;
  • avere indicazioni prognostiche;
  • identificare fasi accelerate di malattia (esacerbazioni acute);
  • identificare, per i soggetti candidabili al trapianto polmonare, il momento ideale per l’inserimento in lista;
  • valutare la risposta a trattamenti farmacologici specifici.

La fibrosi polmonare idiopatica evolve generalmente con un progressivo declino della funzione polmonare che condiziona la prognosi. L’IPF presenta un andamento eterogeneo ed imprevedibile; si ritiene infatti che la malattia abbia una progressione graduale nella maggior parte dei pazienti e che in alcuni rimanga stabile per anni, mentre in altri vada incontro ad un rapido declino. Inoltre nel 5-10% circa dei pazienti si verificano esacerbazioni acute della malattia, eventi potenzialmente fatali che si manifestano anche in condizioni di precedente stabilita.

I farmaci a disposizione sono:
PIRFENIDONE (ESBRIET): è un agente immunosoppressivo il cui meccanismo di azione non è perfettamente noto ma che sembra prevenire la proliferazione fibroblastica e inibire il rilascio di mediatori pro-fibrotici e pro-infiammatori.

Lo schema terapeutico prevede:

  • dal giorno 1 al giorno 7: una capsula, tre volte al giorno (801 mg/giorno);
  • dal giorno 1 al giorno 7: una capsula, tre volte al giorno (801 mg/giorno);
  • dal giorno 8 al giorno 14: due capsule, tre volte al giorno (1602 mg/giorno);
  • dal giorno 15 in avanti: tre capsule, tre volte al giorno (2403 mg/giorno).

NB da poco disponibili le compresse da 801 mg.

Gli effetti collaterali più frequenti sono nell’ordine: nausea, fotosensibilità con rush cutanei diffusi, dispepsia, vertigini, vomito, anoressia.

NINTEDANIB (OFEV): è un inibitore della tirosyn-chinasi e il blocco di q uesto pathway intracellulare determina riduzione della produzione di mediatori pro-fibrotici e dello sviluppo di fibrosi; sembra inoltre avere affetti antimitotici, motivo per il quale è in corso la sperimentazione come agente antineoplastico.

La dose raccomandata è 150 mg di nintedanib due volte al giorno somministrata a circa 12 ore di distanza.

La dose da 100 mg due volte al giorno è raccomandata solo nei pazienti che non tollerano la dose da 150 mg due volte al giorno.

Gli effetti collaterali più frequenti sono nell’ordine: diarrea, nausea, dolore addominale, diminuzione del peso, appetito ridotto, vomito, ipertensione.

Con l’uso di entrambi i farmaci è possibile un aumento degli indici di funzionalità epatica pertanto si deve effettuare un monitoraggio stretto (solitamente bisettimanale) di GOT, GPT, GGT, BIL. TOT E FRAZIONATA, FOSFATASI ALCALINA.

I suddetti farmaci sono sottoposti a monitoraggio AIFA on-line, la dispensazione avviene con ricetta EDOTTO a carico delle farmacie ospedaliere del distretto di appartenenza del paziente.

Flow Chart:

Flow Chart